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Dal tutor all’e-tutor: per un’etimologia del termine


Tutor, tutorship, sistema tutoriale, didattica tutoriale, modelli tutoriali, tutoring, e-tutor, sono termini legati al processo educativo, che vengono di volta interpretati alla luce di diverse teorie della formazione, più o meno esplicite. Tali nuove figure sono caratterizzate da definizioni di derivazione classica, che richiamano funzioni connesse con l’azione educativa.

Ma quante definizioni esistono?

Etimologicamente, il termine tutor deriva dal latino tutari, intensivo del verbo tuéri, che significa “proteggere, difendere, custodire”[1]. Tale termine era usato nel linguaggio giuridico per indicare colui che prestava attenzione e cura nei confronti di soggetti considerati socialmente o fisicamente deboli, per i quali esercitava le garanzie proprie della patria potestas.  Analogamente, nella lingua italiana, il termine tutore indica colui che, per testamento o per legge, è deputato alla difesa o alla custodia di un altro soggetto.

Il termine successivamente è stato introdotto anche in altri ambiti. Proprio per sottolineare la dimensione forte del termine, viene usato in botanica per indicare lo strumento di appoggio per le giovani piante al fine di indirizzarne la crescita; in ortopedia per il sostegno a un arto bisognoso di guarigione. In un certo senso la trasposizione del termine dal mondo giuridico a quello scientifico ne conserva l’etimo, insistendo sui concetti di difesa e di custodia, rispetto a eventuali insidie, distorsioni, pericoli, nei confronti di qualcuno o qualcosa in stato di fragilità o debolezza.

Il termine è entrato in uso anche nel mondo della formazione. In Inghilterra tutor è stato utilizzato a lungo anche come sinonimo di istitutore privato. Si è dunque progressivamente persa la connotazione di tutela, di dipendenza di un soggetto da un altro e il termine è stato sempre più spesso associato a funzioni educative e formative.

E’ dagli anni ’80 che il termine comincia ad assumere un nuovo significato pedagogico. Nella formazione a distanza il percorso didattico, agito per lo più in situazioni di autoapprendimento, deve essere supportato da funzioni tutoriali a sostegno della motivazione, della comunicazione didattica, del consolidamento dell’apprendimento.

Per meglio delineare la definizione del significato di tutor, nel suo attuale uso all’interno di ambiti formativi, può essere importante riportare le definizioni di alcuni Thesauri pedagogici internazionali. Sembra che il termine compaia per la prima volta negli Stati Uniti come termine isolato, correlato all’insegnante e al formatore. La descrizione riportata nel Thesaurus resourced information centre è di: “persona che, spesso privatamente, è incaricata di insegnare una particolare materia a singoli individui o a gruppi di piccole dimensioni”.

Il Thesaurus multilingue della formazione professionale del 1990 e il Thesaurus europeo dell’educazione (1991) aprono una nuova dimensione del termine tutor: quella di tutoraggio, ponendo l’accento sulla funzione, gli obiettivi e le modalità, piuttosto che sulla persona deputata ad esercitarla per competenze proprie della professione.

E’ dunque la comparsa del neodescrittore “tutoraggio” nei Thesauri pedagogici di quegli anni a contrassegnare l’esistenza nel mondo della formazione di una nuova funzione, assumibile in modo autonomo rispetto alla docenza, e a determinare lo spostamento d’attenzione dalla figura alla funzione: una funzione di assistenza educativa che, sviluppandosi nell’ambito del rapporto personalizzato, mira ad aiutare l’allievo al raggiungimento di obiettivi formativi, fino  ad assumersi la responsabilità della propria formazione. 

Questa breve carrellata storica sulle definizioni del termine, testimonia come il tutor sia una figura che nel tempo è cresciuta e ha assunto diversi ruoli complessi, a conferma di un nuovo e vecchio paradigma pedagogico che si basa sulla centralità del soggetto in apprendimento. Oggi la sua figura, nel panorama della formazione, ha assunto un ruolo chiave.

Il significante è stato tramandato nel lessico: ma, dal latino tutor, all’istruttore privato, al tutor nell’accezione moderna, i mutamenti di significato sono evidenti. Permane, comunque, il nucleo semantico di facilitatore, di garante, che nel tempo si è focalizzato sul raggiungimento di obiettivi formativi che possono variare rispetto ai contesti, ovvero al numero di utenza e alla natura degli interventi, ma anche alla cultura di riferimento – quella che ogni società esprime- sulla cui base si fonda il senso e il valore da assegnare alla formazione.

Nello sviluppo diacronico lessicale, invece, (questo è opportuno evidenziarlo) si è andata via via perdendo qualsiasi connotazione di tutela, se per essa si intende un rapporto di dipendenza duale, di carattere privatistico, che pone la volontà, gli obiettivi e le decisioni del tutor come prevalenti su quelli del soggetto tutorato”[2]. Non sono queste però le peculiarità e le prerogative del tutor che abita le scene formative attuali, soprattutto se ci riferiamo al tutor di rete (e-tutor), il quale, secondo la definizione di Trentin (2004)  è “il gestore di processi educativi, spesso di tipo collaborativo, basato sull’uso intensivo di tecnologie telematiche”.


[1] Scandella, O., Approcci teorici e metodologie della tutorship, in Internet: http://win.liceoamaldi.it/formazione/AT2%20Valutazione/Approcci%20teorici%20e%20metodologici%20alla%20tutorship.pdf

[2] Scandella, O., Tutorship e apprendimento, Firenze, La Nuova Italia, 1995.

febbraio 14, 2010 - Posted by | riflessioni, tutor online | , , ,

3 commenti »

  1. […] aiutare l’allievo al raggiungimento di obiettivi formativi, fino ad assumersi la responsabilità della propria formazione. […]

    ho sentito anni fa di scegliere di essere tutor per questa ragione. anche a scuola spesso abbandono la mia veste di istruttore per favorire questa operazione: la mia formazione di tutor in questa direzione mi ha aiutata a scegliere questa visione dell’istruzione e mi aiuta a responsabilizzare i miei allievi ad essere protagonisti del loro sapere.
    questa visione dell’apprendimento favorisce una concezione adulta del sapere…quella che vorrei loro avessero (ci riesco sempre?) alle porte del loro esame di maturità..

    Commento di francesca pellegrino | febbraio 14, 2010 | Rispondi

  2. Ritengo interessante l’articolo in quanto delinea brevemente ed in maniera efficace la storia del termine “tutor”, la crescita di questa figura e i diversi ruoli e funzioni che ha assunto nonchè la sua evoluzione nel tempo.

    Commento di evabartolazzi | febbraio 15, 2010 | Rispondi

  3. Proprio riguardo alla definizione di tutor on line nello specifico, ho da porre un quesito. Ho recentemente presentato la domanda per l’inserimento nelle graduatorie scolastiche di III fascia. A mio parere secondo la tabella di valutazione dovevano assegnarmi un punteggio per il mio servizio presso l’Università di Camerino, presso la quale ho svolto per due anni la tutor on line della piattaforma e-learning. Ora non solo non me lo hanno conteggiato, ma al mio ricorso respinto, sono andata a parlare con la preside che ha argomentato rispondendomi che non essendoci una definizione legiferata, lei non interpretava il mio servizio di “natura didattica” o assimilabile all’insegnamento, ma come assistenza tecnica. Ora se l’università interpellata avesse dichiarato il mio operato come insegnante tecnico pratico, allora avrebbero accolto il mio ricorso.
    Possibile che proprio in campo scolastico e pedagogico non riconoscano questa importante figura? Il ministero si è espresso in qualche modo?
    Grazie
    Marica

    Commento di AssociazioneFo'Arte | settembre 22, 2014 | Rispondi


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