Tutor Online: formazione, ricerca e condivisione

Dalla lavagna alla L.I.M.


Negli ultimi due anni si è accelerata l’introduzione nella scuola italiana di nuovi strumenti didattici che consentono agli insegnanti di aggiornare metodologie e percorsi di apprendimento adeguandoli alle nuove richieste formative dell’utenza. Tale fenomeno ha indubbiamente una valenza positiva e consente al nostro sistema formativo di confrontarsi e ambire al raggiungimento di standard europei nel campo dell’educazione. Purtroppo tale processo non appare facile nè indolore così il salto tecnologico e concettuale dalla lavagna tradizionale a quella elettronica è apparso problematico e di non facile attuazione. Uno delle maggiori criticità  emerse nell’operazione è stata la distanza culturale esistente tra la didattica delle nuove tecnologie (e-learning; FAD; blog; podcast) e la didattica tradizionale così come ancora viene praticata e percepita nella maggior parte delle scuole e nell’opinione pubblica. Infatti se per quanto riguarda lo sviluppo di un’alfabetizzazione informatica di base possiamo ritenere che tale obiettivo sia stato raggiunto in gran parte delle istituzioni scolastiche sia relativamente ai docenti che agli alunni, per quanto invece attiene alla diffusione delle nuove tecnologie la situazione appare molto variegata con punte di eccellenza in alcune realtà avanzate e bassi livelli di ammodernamento tecnologico nella gran parte di tutte le altre scuole. Oltre alle ben note e croniche difficoltà burocratiche e organizzative nelle quali versa da tempo la scuola italiana, bisogna considerare che  non vengono attuati programmi di formazione e di investimento sulle nuove tecnologie da quando fu varato il Programma di Sviluppo delle Nuove Tecnologie (ForTIC) ormai diversi (troppi) anni fa. Quel programma consentì la formazione di migliaia di docenti nell’uso del computer a scuola e selezionò tre diversi livelli di competenze (ForTIC livello A, B e C) oltre ad offrire alle scuole i finanziamenti necessari per dotarsi di postazioni multimediali e/o laboratori informatici. Da allora non ci sono state altre iniziative della stessa portata e diffusione  e mentre da un lato si è assistito ad un diffuso e spesso disordinato sviluppo di esperienze avanzate nelle scuole che si sono sviluppate al di fuori di una logica di di sistema, dall’altro possiamo dire senza tema di smentita che il modello didattico ancora dominante nella scuola italiana è quello detto “Gesso e lavagna” (Talk and chalk) che affida alla lezione frontale, con l’ausilio di grafici e frasi alla lavagna, la trasmissione dei contenuti disciplinari. Tale modello appare ormai inadeguato a rispondere alla complessa domanda formativa che viene posta dalla società alla scuola. In questo contesto l’introduzione delle lavagne elettroniche nelle scuole (L.I.M.) se ha accelerato i tempi dell’innovazione tecnologica, ha anche evidenziato lacune e ritardi culturali cronici che oggi rischiano di vanificare il senso e gli esiti di tutta l’operazione. Una soluzione a queste problematiche può essere sviluppare le competenze e il ruolo dell’e-tutor, cioè di quel docente specialista che deve essere in grado di gestire e utilizzare tutti gli strumenti didattici oggi esistenti, da quelli tradizionali ai più moderni, integrandoli in un percorso formativo coerente e adeguato a raggiungere quegli standard formativi europei che richiede oggi  il Quadro europeo delle competenze (European Qualification Framework – EQF).

Francesco Boffoli

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febbraio 15, 2010 - Posted by | modelli didattici |

8 commenti »

  1. che aggiungere?
    sono e-tutor L.I.M. per Indire presso due presidii della Sicilia orientale. Quello che registri nel tuo intervento è attendibile ma, purtroppo, questo è il contesto in cui ci dobbiamo muovere. Mi sento in dovere di dissentire quanto affermi in merito agli investimenti promossi nell’ambito dell’aggiornamento dei docenti per ciò che concerne le tecnolgie. Digiscuola, tecnologie per la didattica e diversi PON promossi dalle stesse scuole.
    ora ci sono anche due azioni che coniugano tecnologie a discipline: Mat@abel e educazione linguistica.

    Quello che è mancato davvero però è un programma di incentivazione e motivazione della classe docente rispetto ala problematica della formazione tcnologica. Chi ha seguito e chi non ha seguito il corso è equiparato. il bravo docente continua per voontà popolare ad essere il severo, il rigido, l’inflessibile. nessun altro aspetto contribuisce a far di lui un buon educatore..
    tutto questo impegno profuso di singoli è sovente un impegno di volontariato svolto per legittima curiosità di uomo o donna di cultura.

    la scuola ha bisogno di cambiare prima mentalità ( e con essa l’utenza)..

    p.s. i miei corsisti LIM per fortuna sono molto motivati e appassionati..

    Commento di francesca pellegrino | febbraio 15, 2010 | Rispondi

  2. Certo che di risorse se ne spendono anche in tempi di magra come questi ma a giudicare dai risultati forse andrebbero utilizzate meglio. Senza nulla togliere all’impegno di tanti docenti che spesso ovviano con il volontariato ai tanti (troppi) problemi logistici e amministrativi manca ancora una riflessione ed un dibattito istituzionale su questi temi che veda intervenire in prima persona i docenti protagonisti del cambiamento.

    Commento di boffra | febbraio 15, 2010 | Rispondi

    • si..inequivocabilmente.
      al momento però tantissimi docenti si domandano che ne sarà di loro. Quando entro in aula e accendo la LIM a Scaletta Zanclea dove c’è stata quella terribile frana in ottobre, dove i docenti vivono in case di fortuna, la scuola (unico presidio culturale del comune) rischia di chiudere perchè il dissesto idrogeologico ha provocato un esodo..ebbene ho un brivido di disagio. Lo stesso disagio di dovere accendere una LIM che non può usufruire, a Scaletta, oggi, che di una semplice linea analogica in aule inagibili ..

      ciò nonostante, in questi angoli remoti di Italia a tre velocità (o quattro?), trovo ancora menti appassionate e io stessa, quando accendo la LIM sono raggiante: ho la sensazione di illuminare dal profondo uno spazio oscuro della mia mente potenzialmente progettuale.
      ho formulato diverse unità didattiche per la LIM, una si può trovare sul sito di Innovascuola per docenza CLIL e credo fermamente nelle sue potenzialità …ma la scuola dove va ad inserirsi non è solo quella dei ritardi didattici.
      Uno occhio di clemenza pertanto, per favore, da parte di chi a scuola non lavora: il notebook della smart è stato scaricato..date il tempo che sia anche assimilato..

      Commento di francesca pellegrino | febbraio 15, 2010 | Rispondi

      • in realtà…potresti tu stesso essere un operatore della scuola..mi scuso se prima non l’ho compreso..

        Commento di francesca pellegrino | febbraio 15, 2010

  3. Salve a tutti!
    Un calorosissimo saluto a tutti voi e a Francesca, mia compagna di gruppo.
    Condivido a pieno i tuoi pensieri. Mi rallegra il fatto che ci siano educatori come te che si impegnano al di là dei propri doveri, insegnare non è un semplice lavoro ma coinvolge la totalità dell’essere persona: la tua crescita non riguarda solamente te, ma tutto quel mondo di cui fai parte!

    Commento di marabartolazzi | febbraio 16, 2010 | Rispondi

  4. Lavoro nella scuola statale come docente oramai da venti anni e non ho perso la speranza di vedere, forse alla fine della mia carriera, l’innovazione metodologica e didattica diventare realtà quotidiana in tutte le scuole del regno…Spes ultima dea

    Commento di boffra | febbraio 18, 2010 | Rispondi

    • si..è vero ma l’innovazione tecnologica è puramente strumentale: dovrebbe essere un veicolo non un obiettivo..

      il vero rinnovo deve essere dentro di noi. tutto al momento è molto difficile..io partirei ad esempio dall’edilizia scolastica: sono stanca di continuare ad operare in conventi, ex ospedali, appartamenti…garage..

      voglio spazi progettati per la formazione: luoghi dove la luce sia quella giusta. dove i ragazzi possano riunirsi: assemblee, comitati..aule per lavori di gruppo..

      voglio uno studio dove ci sia il mio computer, i miei libri..dove possa ricevere i genitori dicendo: “prego..si accomodi..”; voglio non dovermi rompere ogni giorno una spalla per portare con me da casa i testi necessari per fare lezione…
      voglio un’aula per la musica.. una biblioteca d’arte..
      una palestra; in un ambiente così forse molte cose potrebbero avere un senso: darebbero la sensazione che davvero l’istruzione dovrebbe essere una formazione completa, complessiva, a 360 gradi della persona: non un vomitatoio di contenuti da somministrare in aule stantie, prive di tecnologie.

      se a un ministero si addice il suo decoro, se ad un medico il suo studio perchè la formazione deve godere di spazi così inadeguati dove non vi è altra lettura dell’apprendimento, se non quale forma di espiazione?

      Commento di francesca pellegrino | febbraio 20, 2010 | Rispondi

  5. […] Dalla lavagna alla L.I.M. Negli ultimi due anni si è accelerata l’introduzione nella scuola italiana di nuovi strumenti didattici che consentono agli insegnanti di aggiornare metodologie e percorsi di apprendimento adeguandoli alle nuove richieste formative dell’utenza. blog: Tutor Online: formazione, ricerca e condivisione | leggi l'articolo […]

    Pingback di Notizie dai blog su La LIM nella scuola e oltre la scuola | maggio 11, 2010 | Rispondi


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