Tutor Online: formazione, ricerca e condivisione

Information literacy


Questo riflessioni sono state suscitate dalla lettura de Il grande inganno del web 2.0, di Fabio Metitieri, uscito per i tipi di Laterza nel 2009, dodici euri per 166 pp. più introduzione, indice e copertina.

Metinieri è preoccupato della perdita di autorevolezza dell’informazione, risultante della combinazione fra l’ideologia bloggher della libertà, gratuità e autoproduzione della stessa e la crisi degli organi di informazione professionali (in primis la carta stampata). Il tutto profondamente connesso con la rapidità, facilità e gratuità con cui circolano le informazioni nel web.

L’analisi preoccupata di Metitieri si sofferma in particolare sulle nuove modalità di ricerca in ambito universitario (attraverso quali strumenti, cioè, gli studenti e i giovani ricercatori procacciano informazioni e materiali). Sorvolando sui dettagli (basti dire che sembra che quasi il 90% delle ricerche si fonda su Google) ciò ch emerge è un problema di information literacy (in senso ampio: una nuova arte liberale che si estende dal sapere come usare i computer e accedere all’informazione, fino ad arrivare alla rfilessione critica sulla natura dell’informazione stessa, sulla sua infrastruttura tecnologica e sul suo contesto, sul suo impatto sociale, culturale e filosofico).

Senza andare oltre e tediarvi di più, voglio riportare i punti essenziali (per il resto rimando al libro, che consiglio) che Metiteri individua al fine di considerare (e rendere) attendibile un documento pubblicato sul web. Innanzitutto la data e la firma (possibilmente corredata da curriculum) e un punto di contatto per comunicare con l’autore; quindi la corretta e completa citazione delle fonti utilizzate.

Solo piccoli strumenti per attrezzarci contro quello che paventa Metitieri nelle conlusioni: il medioevo 2.0: l’approdo, cioè, ad un universo informativo in cui la qualità dell’infromazione è già di basso livello (grazie al plagio generalizzato), ma che peggiora di giorno in giorno e che (con la scomparsa di chi fa informazione professionale) rischia di divenire infima.

Insomma, senza cadere nel pessimismo più profondo, vi ho sottoposto queste riflessioni per stimolare un ragionamento non idolatra sul nostro medium e sui suoi rischi.

Spero commenti,

Luigi

marzo 5, 2010 Posted by | articoli, comunicazione | , , , , | 3 commenti

EDUCARE ANCHE A DISTANZA, MA SENZA DISTANZE


<< Se non possediamo un volto, non possiamo essere riconosciuti dagli altri>>, afferma lo studioso Lèvinas.

Uno dei compiti fondamentali dell’educazione è quello di portare il soggetto alla costruzione della propria identità, sia dal punto di vista personale, che sociale e professionale.

Ne emerge un intervento pedagogico che si rivolge alla globalità del soggetto, protagonista attivo del suo percorso formativo.

La mia piccola esperienza nel campo formativo, mi fa riflettere quotidianamente su quali strumenti siano necessari a chi si occupa di educazione per operare al meglio nella propria realtà professionale.

Il ruolo dei docenti e degli allievi, all’interno del processo formativo, si è gradualmente trasformato nel corso del tempo; si è delineato un tipo di formazione tesa a valorizzare le capacità e potenzialità del soggetto e nel contempo finalizzata a garantire l’acquisizione di quel bagaglio personale e culturale, necessario per poter rispondere umanamente e professionalmente ai bisogni della società attuale.

Spesso mi capita di “intervistare” persone anziane, giovani di ieri, alle quali chiedo di raccontare l’esperienza di studenti del loro tempo; mi vengono descritti  austeri maestri, che con bacchetta e sguardo severo, imponevano ai propri scolari disciplina, regole pre-confezionate e noiose poesie da imparare a memoria..

La società moderna, nella quale siamo immersi, esige  una profonda trasformazione del concetto di formazione ed di educazione e delle modalità di trasmissione e divulgazione del sapere.

Fattori economici, sociali e politico-culturali hanno reso inadeguato il modello tradizionale caratterizzante la figura dell’educatore; è stato quindi necessario ridefinire il ruolo di chi si occupa di formazione alla luce della realtà contemporanea.

L’Ottocento e il Novecento, come sappiamo, sono secoli forieri di grande progressi, soprattutto dal punto di vista tecnologico; in particolare l’invenzione del computer ha davvero agevolato lo scambio di contenuti, testi, suoni, immagini; la  tecnologia oggi si configura innegabilmente come uno dei preziosi strumenti, utili nella formazione dell’individuo del tempo presente.

Oggi    docenti e discenti diventano di fatto co-protagonisti del delicato processo formativo, che li vede coinvolti; agli uni si richiede di fatto non solo una certa sensibilità, competenza e coscienza pedagogica, ma anche abilità e capacità di gestione rispetto all’insegnamento a distanza, di cui io stessa ho usufruito durante il mio percorso universitario; negli altri invece, viene sollecitata l’esigenza di dover acquisire nuovi e diversi mezzi, in modo da poter comprendere  meglio le dinamiche complesse che caratterizzano l’attuale mondo del lavoro, sempre più esigente, frastagliato e flessibile.

Alla luce anche della mia esperienza,  il ruolo delicato quanto complesso dell’e-tutor si delinea importante, in quanto volto ad accompagnare, sostenere ed orientare i propri interlocutori durante il percorso di formazione, che avviene, attraverso “artefatti cognitivi”, ovvero quegli “attrezzi” che ci regala la tecnologia, che se utilizzata con criterio, capacità critica e buon senso, è in grado di veicolare un sapere capillare, che arriva al cuore e alla mente di chi vuole imparare e arricchire le proprie risorse culturali e perché no, anche umane.

Queste sono le considerazioni che mi hanno spinta ad iscrivermi a un corso a distanza per tutor on line; certo internet e i suoi potenti mezzi possono determinare forme di conformismo o di interazione a volte poco proficua; inoltre le molte informazioni presenti in rete, i tanti strumenti “virtuali”possono comportare smarrimento e confusione; lavorare in rete deve quindi diventare luogo in cui s’impara a leggere con capacità critica l’informazione, che va selezionata attentamente e integrata con altre fonti.

I diversi tool di condivisione risorse, di collaborazione e comunicazione, oltre  a favorire lo scambio e l’intersoggettività, agevolano la costruzione collettiva di conoscenza, facilitano l’attivazione di processi, nonché il personale pensiero critico e l’apprendimento, che presuppone, come ci ricordano i costruttivisti, una natura sociale, attraverso cioè l’interazione con il contesto.

Io stessa durante la mia meravigliosa avventura universitaria in cui ho fruito della teledidattica, ho incontrato diversi  e-tutor, presenze impalpabili, ma sorprendentemente vicine, in grado di accorciare le distanze e di dare al tempo una dimensione diversa;  è anche grazie al loro supporto, psicologico, umano e professionale, che sono riuscita ad arrivare alla tanto agognata meta della laurea.

I tutors sono stati per me riferimento importante nel facilitare gli apprendimenti e i rapporti interpersonali, che si sono creati grazie alla rete, ma che continuano ancora oggi,  anche se sono trascorsi una manciata di mesi..

Queste le mie semplici riflessioni, che non volevano essere un elogio tout court  all’affascinante, lontano, ma vicinissimo mondo virtuale, ricco di contraddizioni e dicotomie,  ma solo piccola, viva testimonianza di una persona scettica e un po’ disorientata all’inizio, gradualmente e  irrimediabilmente conquistata dal “potere” del web.

marzo 5, 2010 Posted by | riflessioni, tutor online | , , | 1 commento