Tutor Online: formazione, ricerca e condivisione

Statuto epistemolgico della tutorship


Le peculiarità e le prerogative del tutor che abita le scene formative attuali, soprattutto se ci riferiamo al tutor di rete (e-tutor), il quale, secondo la definizione di Trentin (2004) è “il gestore di processi educativi, spesso di tipo collaborativo, basato sull’uso intensivo di tecnologie telematiche” potrebbero essere circoscritte al nucleo semantico di accompagnamento e di facilitazione dell’apprendimento, una “funzione legata a un rapporto, individuale o in piccolo gruppo, volto a fornire un supporto specifico in un particolare ambito disciplinare” (SCANDELLA, 1995).

Le molteplici definizioni della figura riflettono proprio questa tendenza a fare del tutor sostanzialmente un mediatore del processo di insegnamento/apprendimento.

Ma non basta. Non è semplice arrivare ad una definizione univoca del termine, a interrogare e comparare le definizioni disponibili nella letteratura specialistica (PICCARDO-BENOZZO, 2002). Gli autori pongono, di volta in volta, l’accento sul tutor come figura o sul tutorato come funzione, sulle finalità che si pone, sul rapporto tra il ruolo di guida e la responsabilità educativa di rendere autonomo il soggetto in formazione.
In alcuni casi la figura del tutor viene sovrapposta o, addirittura, confusa con quella di altre figure – mentore, coach, counselor, rendendo ulteriormente complesso delimitarne i confini.
Occorre andare oltre il concetto di facilitazione dell’apprendimento che potrebbe essere comune a tutti i ruoli, a tutte le figure, a tutti i nodi strategici di un contesto formativo. Contesto formativo che di fatto è, nel suo complesso, un sistema tutoriale, che opera nell’ambito di un disegno unitario e condiviso, pur definendosi nella peculiarità dei compiti e delle funzioni dei singoli. Ne deriva, in ultima analisi, una funzione (più che una figura) complessa, dai contorni non sempre chiari, che si colloca in un ambito che sta a latere del processo di insegnamento/apprendimento tradizionalmente inteso, ma che costituisce indubbiamente un supporto molto forte dal punto di vista cognitivo, affettivo, relazionale nel percorso formativo. I compiti del tutorato (di accompagnamento, sostegno, orientamento o informazione) non sono necessariamente appannaggio di un’unica persona e si declinano in maniera articolata a seconda del soggetto cui l’azione tutoriale si rivolge, delle finalità, del contesto, della persona del tutor stessa.
Allora possiamo affermare che il tutorato è una pratica educativa, che si colloca all’interno di un preciso contesto formativo con funzioni di mediazione e complemento alle attività istituzionali e con le finalità generali di facilitare il processo di apprendimento del soggetto in formazione e di guidarne e di facilitarne lo sviluppo verso il pieno raggiungimento dell’autonomia formativa (TORRE, 2006).
Ecco dunque che l’attuazione delle attività tutoriali si articola in maniera differente in relazione ai contesti formativi e ai compiti di sviluppo che si propone.
Per poter indagare e comprendere appieno il senso della tutorship, si può partire dalla comparazione delle diverse definizioni della funzione che ne sono state date:
• funzione di confine o quadro
• funzione di processo
• funzione di supporto
• funzione strumentale
La funzione di confine o quadro (MOTTANA, 1993) è quella che permette di creare l’area potenziale della formazione, ossia lo spazio fisico e mentale che consente al formatore e al formando di incontrarsi perché si attui il processo di insegnamento/apprendimento. Secondo questa visione della tutorship, l’attenzione e la cura tutoriale si basano sulla dimensione affettiva implicita nel processo di insegnamento/apprendimento. Nella fase iniziale dell’attività formativa, il formando deve confrontarsi con i sentimenti di confusione, di incertezza, di attesa, di scoperta nei confronti del nuovo, per cui il tutor deve predisporre un setting pedagogico tale da veicolare e risolvere il sovraccarico emotivo del discente per permettergli di riconoscersi nel nuovo ruolo, confrontarsi con gli altri, sentirsi parte del contesto formativo e esprimere la propria autonomia comportamentale.
La funzione di processo (CONTESSA, 1993) che assicura continuità e unità al processo formativo. In questo caso l’attenzione e la cura tutoriale vengono poste sulla dimensione cognitiva dei contenuti disciplinari e interdisciplinari e dei vari campi del sapere, ma anche sulla individuazione ed elaborazione di connessioni tra i vari attori del contesto formativo.
La funzione di supporto (SCANDELLA, 1995) che permette di affiancare e presidiare il processo di apprendimento dell’individuo a garanzia del raggiungimento degli obiettivi formativi. In quest’ottica il supporto è individualizzato, in una relazione duale, e mira ad individuare, riconoscere e valorizzare le risorse e le potenzialità del singolo.
La funzione strumentale che offre uno specifico sostegno alla organizzazione e alla gestione del processo di apprendimento. La cura e l’attenzione tutoriale sono rivolte essenzialmente agli aspetti logistici della scena formativa.
E’ tuttavia realistico pensare, sulla base di dati empirici, che le diverse funzioni si integrino in un’ottica di complessità e completezza delle intenzionalità pedagogiche e che tutte siano trasversalmente attraversate dalla capacità di individuare e valorizzare le potenzialità; incoraggiare, aiutare, approvare; orientare; comunicare.
In sintesi, la funzione del tutor si esplica predisponendo per il soggetto ‘tutorato’ opportunità per:
• riflettere
• liberare le proprie energie
• esprimere le proprie potenzialità
• elaborare connessioni
• acquisire consapevolezze e competenze
mettendo in gioco una attività riflessiva e metacognitiva, che possa permettergli di sviluppare il pensiero critico e la capacità di imparare a imparare.

Questo il senso profondo della tutorship, oggi.
Una tutorship che ingloba in definitiva la definizione del mentore (anglosassone mentor, ZORFASS, 1998) – che trae la sua origine dal nome proprio dell’amico di Ulisse, divenuto poi maestro e guida di Telemaco in sostituzione del padre, e che accompagna e guida il discente alla progressiva scoperta dei contenuti e quindi lo stimola alla costruzione della conoscenza, – quella meno frequente del counselor (ampiamente utilizzata negli USA) e mutata dal latino consulo che indica “prendersi cura, provvedere a “, sino al più noto e ampiamente diffuso tutor e al più recente coach.

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aprile 21, 2010 - Posted by | Uncategorized | ,

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