Tutor Online: formazione, ricerca e condivisione

Le dinamiche di costruzione collaborativa di conoscenza come esperienza diretta di formazione alla democrazia.


Per la prima volta quest’anno ho partecipato ad un corso di e-learning: si tratta del “Corso di Perfezionamento Tutor online” attivato dall’Università di Macerata.  Un corso annuale  a mio avviso molto ben fatto, che si è fondato sulle più moderne teorie sull’apprendimento e che ha con coerenza proposto attività collaborative per la costruzione di conoscenza, in una struttura portata alla ricorsività e alla circolarità della riflessione sulle stesse, favorita da un confronto costante fra i partecipanti al corso, e da scambi continui fra membri di piccoli sottogruppi.

Uscendo dalla descrizione dei noti vantaggi della realizzazione di dinamiche di costruzione di conoscenza in rete, vorrei qui proporre una riflessione che invece riguarda la criticità ed insieme la ricchezza di alcune situazioni che sono collegate a questa peculiare proposta di percorso didattico – ossia improntata alle teorie costruttiviste e post-costruttiviste – che credo possano riguardare non solo gli studenti, ma anche i tutor, i quali si trovano inevitabilmente a far fronte a delle problematiche difficili da risolvere e da affrontare.

Questa tipologia di corso, online piuttosto che in presenza, è scelta dalla maggior parte dei corsisti per potersi impegnare in una formazione che possa in qualche modo adeguarsi a delle giornate piene di altri impegni,  e quindi legata a dei tempi  a volte costretti e ristretti nell’ambito di una quotidianità a volte già affollata. Si tratta, quella dell’iscrizione ad un corso di formazione, una scelta determinata a volte da profonde motivazioni personali, a volte da semplice curiosità, o altre solo dalla possibilità di aumentare le proprie certificazioni, gli attestati e quindi le possibilità lavorative.

Questi due fattori, ossia la differenza di vite dei partecipanti al corso, la differenza di competenze e di ambiti lavorativi, e anche la differenza in termini di motivazione, portano ad una eterogeneità fra i partecipanti che credo sia molto più forte rispetto a quella che si può riscontrare nei corsi in presenza.

L’attenzione al rispetto per le vite al di fuori del corso è quella che determina una forte flessibilità delle attività e una presenza importante di supporto del tutor, il quale diviene attento alle dinamiche che si sviluppano e ai bisogni di ogni corsista, determinati spesso non tanto da esigenze che nascono all’interno del corso stesso, ma da situazioni esterne.

Il lifelong learning, d’altra parte si fonda su una fortissima responsabilità dello studente, sulla sua capacità di autogestirsi prima che sulla capacità di confrontarsi e sulla condivisione di esperienze e punti di vista differenti. Una responsabilità e un’autogestione che hanno delle ripercussioni fortissime all’interno di quella che è la comunità di lavoro, il gruppo di apprendimento: se il soggetto che apprende lo fa sempre in relazione ad una comunità allora l’andamento del percorso di formazione sarà reciprocamente influenzato dal percorso di ogni membro, dai suoi interventi, dalla sua partecipazione, e – a livelli più minimi – dalla sua responsabilità e dalla sua capacità di autogestirsi in termini di partecipazione alle attività del corso.

Difficile a questo punto dire quanto sia fortunata e casuale l’effettiva creazione di un gruppo inteso come tale, con degli scopi che siano gli stessi per tutti: portare a termine un corso non significa per tutti i partecipanti lo stesso. Per alcuni questo significa svolgere le consegne in modo da ottenere la certificazione finale, per altri significa dedicarsi in modo assiduo pensando al miglioramento delle proprie competenze, per altri significa trovare uno spazio di socializzazione e di svago altrimenti difficile da pensare nella vita reale. Trovare una condivisione di regole implicita, che vada al di là delle scadenze e della partecipazione minima richiesta per il superamento di un corso, è qualcosa di assolutamente fondamentale per le dinamiche di effettiva costruzione di conoscenza all’interno del gruppo, il quale diviene realmente comunità solo nel momento in cui sviluppa solidarietà reciproca, reciproco rispetto, valori comuni e una certa identificazione fra i suoi membri.

Calvani [1] definisce le comunità di apprendimento come

“un gruppo di persone che sono indotte a generare insieme conoscenza supportandosi reciprocamente; le cui [2] dimensioni essenziali  […] diventano:  identità di gruppo, interazione sociale, identità individuale, partecipazione, integrazione, orientamento al futuro, generazione di conoscenza, tecnologia”.

In questa breve riflessione vorrei soffermarmi sul termine “partecipazione” e sulle dinamiche complesse che esso racchiude, soprattutto nell’online quando si voglia cercare di costruire in modo collaborativo la conoscenza, negoziandola, interdipendendo completamente l’uno dall’altro come è stato nel mio corso.

Nella mia esperienza personale di corsista posso dire che mi sono trovata a scontrarmi in modo forte con questa problematica, e quindi a sviluppare delle riflessioni profonde sulla necessità del rispetto dell’altro, del reale ascolto e della comprensione profonda di chi ho trovato a lavorare con me. Questo non è sempre facile, non sempre scontato, non sempre dovuto. Mi sono trovata a dover gestire i miei tempi, probabilmente più flessibili di altri, adattandoli ai ritmi di negoziazione del gruppo, e a scegliere fra tempi personali più opportuni e la volontà forte di creare qualcosa, magari meno pretenzioso, ma condiviso, nato da un processo di negoziazione, di collaborazione, nato da tempi che non definirei morti, ma di attesa, di estremo rispetto dell’identità e della vita dell’altro. Questo non è stato sempre facile, soprattutto nel caso di compiti più lunghi e laboriosi, dove l’organizzazione e poi l’implementazione del lavoro avrebbe richiesto più tempo e più giorni, però ho vissuto quest’esperienza – a volte anche estrema – come una fortissima crescita di competenze individuali, come una ricerca delle motivazioni intrinseche e una prova estrema di costanza, come una modalità di astensione dal giudizio e di sviluppo di democrazia che non avevo mai vissuto.

Credo che il corso online insomma, se strutturato in modo da favorire dinamiche di costruzione di conoscenza, se fondato sulla necessità di focalizzare l’attenzione sui processi piuttosto che sui prodotti, possa essere una efficacissima forma di educazione alla democrazia per tutti quanti. D’altro canto, spero che la consapevolezza dell’interdipendenza fra i membri, sia una forma di educazione alla democrazia anche per quanti le situazioni ed i ritmi li hanno dettati, loro malgrado.

Insomma, un corso online fondato sulla costruzione di conoscenza per vivere quello che a volte oggi si è un po’ perduto, ossia il senso dell’altro, il senso della diversità, riscontrabile fin dalle scritture, fin dalle modalità espressive o dagli stili grafici e percepibile fino in fondo in queste dinamiche sottese alle attività proposte.


[1] A. Calvani. Rete, comunitò e conoscenza. A cura di A. Calvani, Erickson, Trento,  2005.

[2] I corsivi sono miei

BIBLIOGRAFIA:

P. Magnoler, G.Giannandrea, Cooperazione e apprendimento in rete. http://celfi2.unimc.it/sdf/usr/lorella/teoriaepraticadellel/magnoler(Giannandrea_Lorella).pdf

A. Calvani. Rete, comunitò e conoscenza. A cura di A. Calvani, Erickson, Trento,  2005.

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aprile 10, 2012 - Posted by | apprendimento, riflessioni | , , , ,

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