Tutor Online: formazione, ricerca e condivisione

EDUCAUSE: Online Seminar


Il giorno 20 settembre 2010 avrà luogo un seminario online sul tema “research and quality assurance of blended learning”. Il seminario organizzato da EDUCAUSE sarà tenuto da Patsy Moskal (University of Central Florida) e Suzanne Weinstein (Pennsylvania State University).

Il workshop online, della durata di 3 ore, verrà svolto attraverso lo strumento di video conferenza “Adobe Connect”; è possibile consultare la pagina “getting ready” per verificare le specifiche tecniche richieste dal sw.

La partecipazione, vista la natura interattiva e hands-on dell’evento, sarà limitata a 25 persone.

Orario dell’evento: 1:00–4:00 p.m. EDT (10:00 a.m. PDT, 11:00 a.m. MDT, 12:00 p.m. CDT).

Per registrarsi consultare la pagina seguente: http://net.educause.edu/RegisterNow/1026668

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agosto 26, 2010 Posted by | seminari | , , | Lascia un commento

Importanza delle interfacce


Le interfacce ad esempio sono state caratterizzate per molto tempo da una modalità di tipo puramente testuale, da linguaggi con sintassi rigide, da elementi di natura tecnica spesso ostici per molti utenti. Gradatamente si è passati alle più moderne interfacce basate su finestre, menù a tendina ed icone evocative ed oggi esse si possono finalmente definire multimediali: l’utente non deve più conoscere linguaggi di comando troppo elaborati e le funzionalità di una applicazione diventano facilmente accessibili anche a chi non ha competenze tecniche. Ciò sta portando le interazioni con il computer ad essere sempre più naturali ed amichevoli. Di conseguenza anche il ruolo delle interfacce nelle applicazioni didattiche si è modificato. Inizialmente si riteneva che l’interfaccia fosse slegata dai contenuti, doveva solo evitare la formazione di barriere psicologiche e costituire un utile fattore di motivazione. Oggi la funzione che viene attribuita all’interfaccia è sicuramente più attiva: essa deve partecipare al processo di apprendimento suggerendo, ad esempio, la struttura del sapere in campi ancora sconosciuti per l’allievo, o facilitando la risoluzione di problemi, o ancora, usando il movimento e l’animazione per rappresentare cambiamenti di stato. L’interfaccia in un ambiente didattico interattivo non può quindi più essere indipendente dai contenuti, ma ne deve ricalcare la struttura e i processi diventando così elemento centrale della progettazione didattica.

febbraio 15, 2010 Posted by | riflessioni, strategie didattiche, strumenti didattici, tutorial, Uncategorized | , , , , , , | Lascia un commento

Valutare il software didattico


Il problema della valutazione del software utilizzato in ambito didattico è legato alla mancanza di parametri per poterne stimare la qualità. Uno stesso software infatti può essere ottimo per una certa situazione didattica, ma pessimo per un’altra. La soluzione migliore è quella di analizzare all’interno dei prodotti software tre elementi:

l’interfaccia, ossia come il prodotto si presenta e come il programma gestisce il dialogo utente-computer;

i contenuti, e quindi cosa il prodotto insegna, che argomenti tratta e a quali obiettivi risponde;

il metodo didattico e cioè come il software insegna.
Relativamente all’interfaccia infatti è importante che il carattere grafico utilizzato sia facilmente leggibile al fine di favorire la comprensione e non generare affaticamento. Va ricordato inoltre che le caratteristiche del software sono legate alla possibilità di vedere immagini e sentire suoni e quindi occorre valutare la proporzione della loro presenza rispetto alla quantità totale dei contenuti. La configurazione delle icone e dei bottoni deve essere comprensibile, e quindi va stabilito se l’impiego del software necessita o meno di un supporto esterno. E’ importante infine tener presente che una buona struttura del prodotto favorisce l’autosufficienza dell’utente.
Rispetto ai contenuti, occorre valutare la loro correttezza scientifica, il valore culturale e la corrispondenza dei materiali presentati dal software rispetto a quanto si ritiene assodato all’interno della disciplina. Le informazioni, i concetti, le prospettive comunicate devono risultare aggiornate e, naturalmente, i contenuti devono essere sempre alla portata degli studenti a cui sono rivolti.
Per quanto riguarda infine la metodologia didattica, va sempre tenuto presente che l’uso del software deve consentire esperienze che non potrebbero essere acquisite in altro modo e garantire una facilità di accesso ai contenuti sconosciuta agli altri strumenti disponibili nella scuola. Esso inoltre necessita di un tempo compatibile con la programmazione didattica e risulta vantaggioso se produce “risparmi” sul piano dei tempi e dei carichi di lavoro.

sintesi tratta da:
http://www.itd.cnr.it/tdmagazine/PDF16/SOFTDID.pdf

Questi elementi di valutazione possono essere applicati a tutte le Risorse tecnologiche per l’apprendimento:
•    software didattico in senso stretto;

•    strumenti software con funzionalità generali (per es., ambienti di scrittura, e-mail,
ambienti autore ecc..);

•    risorse in senso stretto, cioè archivi di documenti, immagini, suoni, video che
possono però essere impiegati a fini didattici;

•    ambienti tecnologici per l’apprendimento, come sistema di rete, portali, piattaforma e-learning, LAN.

febbraio 15, 2010 Posted by | articoli, riflessioni, strategie didattiche, strumenti didattici | , , , | Lascia un commento

Diario di un tutor per caso


Cara Francesca andava tutto benissimo fino a quando non ho cominciato a prendere coscienza delle potenzialità della LIM. Questo mondo mi fa paura. Ora capisco il perchè dei corsi di formazione. La mia fortuna è stata quella di avere incontrato te! Sei così comunicativa e elettrizzante che una per forza deve venirti dietro! Se Francesca è così entusiasta io che faccio? La deludo? Ti prometto che dedicherò il tempo a mia disposizione alla progettazione dei lavori da proporre ai ragazzi anche se, il mio PC sta per scoppiare. Quello che mi mancava era conoscere meglio le funzioni interattive della LIM. Ora ti lascio vado a riposare le mie povere ossa che in seguito ad una rovinosa caduta(a scuola!) sono un pò ammaccate! Notizia importante: mio marito stanco di sentirmi lamentare per il mio pesante PC mi ha regalato un netbook! Ora andare a scuola sarà molto più leggero! Baci Stefy

Come è cominciata questa avventura? Come sono diventata tutor? Ancora non mi capacito di trovarmi quasi costantemente on line a rispondere, incoraggiare, guidare a distanza nella fruizione di materiali corsisti di tante parti d’Italia. I miei corsisti? Tutti rigorosamente insegnanti. Tutto è cominciato per caso nel 2006 quando il C.S.A. della mia provincia di appartenza chiedeva alla scuola dove lavoro la disponibilità ad ospitare un corso di formazione diretto ai docenti recentemente immessi in ruolo. Contestualmente il C.S.A. chiedeva dei tutors alla scuola che si occupassero dei corsisti in modalità blended: in presenza e on line. Il mio collega d’informatica, delegato dell’organizzazione delle attività, ha proposto me: per amicizia, per fiducia, per simpatia? Non so…ma è stata un’iniziativa proficua. É nata, infatti, una vera e propria squadra nella quale ognuno di noi ha portato le proprie specificità: lui gli strumenti della tecnologia e io i contenuti e il metodo di lavoro trasversale a tutte le discipline. All’inzio però è stato complesso: il C.S.A. ha dato per scontata la nostra formazione. Il mio affezionato collega, già esperto, mi ha pertanto insegnato ad accedere alla piattaforma in gran fretta ma il resto ho dovuto apprenderlo sul campo, con gli stessi corsisti. Questa avventura dura da allora: a questo primo episodio sono seguiti infatti ancora corsi di formazione per neoassunti, poi di aggiornamento, tecnologie per la didattica, L.I.M., moderazione di forum, progettazione di learning objects. Fra il primo corso e i successivi, però, ho ricevuto delle formazioni “spendibili”, legate cioè al singolo progetto a termine, generalmente in presenza. Queste formazioni sono state per me momenti importanti: mi hanno sostenuta nella pratica, nell’osservazione del fenomeno, nell’organizzazione del lavoro sulla piattaforma e mi hanno offerto strumenti pratici di condivisione generale del problema (ad esempio: schede di monitoraggio in entrata, in itinere, conclusive). Posso aggiungere anche che lo spirito di condivisione che si è creato fra i tutors destinati ad operare nello stesso ambiente on line, in classi diverse però, durante l’attività di formazione ricevuta, è stato spesso motivante e mi ha fatta sentire parte di questa comunità virtuale. Faccio pertanto ricorso spesso ai forum per i tutors: per cercare materiali, spunti di confronto, chiavi di lettura nell’impostazione di un blog, una wiki, una sessione sincrona nella mia classe virtuale. I miei corsisti tipo sono docenti di ogni ordine scolastico, generalmente diffidenti nei confronti della piattaforma, poco motivati all’uso, sovente indotti dai dirigenti dell’istituto di appartenza alla partecipazione e affetti, frequentemente, da una sindrome piuttosto diffusa così definibile: “senso di inadeguatezza”.

Il primo impatto con la piattaforma è sempre lo stesso, come emerge dallo screening d’inizio attività e così riassumibile: Caro tutor, io non so usare il computer, io e l’informatica abbiamo litigato in un momento imprecisato della mia vita; quando vedo uno schermo di computer mi confondo. Con queste premesse, oserei dire quasi universali (un dato leggeremente in calo negli ultimi due anni) il mio ruolo ad inizio corso è, dai bonari e illuminati, inteso scientificamente come una via di mezzo fra istruttore e facilitatore; da me, che vedo le cose dall’interno, definito proprio della “maestrina dalla penna rossa”. Perchè dico così? Mi è capitato spesso durante l’attività in presenza di accendere io stessa il computer destinato al corsista e spiegare persino come crearsi un indirizzo di posta elettronica: tutte operazioni che un tutor on line sovente dovrebbe dare per scontate. Dopo qualche tira e molla sono riuscita negli anni anche a far usare la chat. Il forum al momento rappresenta una vera e propria conquista: sempre di meno i diffidenti!

Dunque il mio problema maggiore come tutor è SPESSO motivare, trovare io stessa delle ragioni perchè tutto questo avvenga e l’operazione non è delle più semplici. Spesso infatti i mei corsisti non sono forniti neanche di un indirizzo di posta elettronica privato e le diverse “suadenti” comunicazioni d’invito alla partecipazione alle attività proposte si perdono nei meandri delle caselle delle scuole di appartenenza. Con una pazienza quasi certosina spesso rivado costantemente indietro a ricercare i miei corsisti sperduti in un deserto virtuale di cui loro e io stessa ignoriamo i confini…(cara tutor..non ho ricevuto nulla! Non sapevo di dover scaricare il materiale…)

Con l’accorpamento delle scuole, fenomeno frequentissimo, oggi il problema si è intensificato: molti degli indirizzi di posta elettronica con cui i corsisti sono stati iscritti alla piattaforma gestita dall’A.n.s.a.s. (Agenzia nazionale per lo sviluppo dell’autonomia scolastica, ex Indire), delegata dell’aggioramento dei docenti, appartengono ad istituti che non esistono più… Questo è il lato tragicomico del mio ruolo di tutor ma è anche il lato più vero: quello che mi dà il polso della situazione delle condizioni effettive del livello di informatizzazione della scuola italiana ma anche quello che mi dà modo di conoscere centinaia di volenterose creature, appasionate, pronte a mettersi in gioco, a rischiare, a ricevere questa formazione senza riserve, che si affidano a me con straordinaria fiducia: senza attendersi nulla in cambio, nessuna progressione di carriera successiva dall’alto, nessun merito, neanche una pacca sulla spalla.

Cosa ho imparato? Cosa faccio sempre? Piccole pillole di sapere pratico che ad ogni corso mi auto-somministro:

1) Formulare sempre un questionario di inizio formazione che dia un quadro completo della classe virtuale, in grado di rilevare le reali necessità rispetto alle prerogative didattiche del corso ed esaminarlo con molta attenzione una volta reso dai corsisti compilato;

2) Studiare preliminarmente con cura la porzione di ambiente informatico in cui i corsisti andranno ad operare: sovente questo è universale e, nel mio caso, diretto ad una vasta popolazione di utenti (anche migliaia). Cercare pertanto di adattarlo al profilo dei propri corsisti e personalizzare una sceneggiatura delle varie fasi nel registro della classe virtuale, avendo ben chiari gli obiettivi commensurabili da raggiungere e rendendoli parimenti chiari ai corsisti;

3) Chiedere aiuto se necessario: spesso le piattaforme dispongono di vari forum per gli addetti ai lavori: tecnici, contenutistici, uno spazio “Caffè”. Insomma socializzare con gli altri tutor che lavorano alla stessa azione i problemi che si incontrano in itinere: promuovere una circolareità delle idée, delle soluzioni, degli strumenti;

4) Programmare una forma di feedback per sè e per i corsisti: negli anni questa operazione mi ha dato la certezza di avere raggiunto dei piccoli risultati insperati: anche un semplice superamento della diffidenza nei confronti dello strumento informatico è stata una vittoria, un premio alla mia perseveranza e una conquista di autonomia espressiva e comunicativa per i miei corsisti che spesso ancora mi scrivono per condividere con me l’emoziore di avere utilizzato le tecnologie nella loro didattica…

Francesca Pellegrino, da Marsala

febbraio 9, 2010 Posted by | riflessioni, tutor online | , , , , , | 8 commenti

Blended Learning


L’evoluzione tecnologica ha permesso l’istaurarsi dell’e-learning, ovvero dell’apprendimento in rete. Tale tipo di apprendimento prende spunto dalle metodologie classiche legate ad ambienti di compresenza docente-allievo. L’uso e lo sviluppo delle ICT (Information Communication Technology) ha permesso alla didattica on-line di svilupparsi seguendo due linee distintive, che si distinguono tra loro per la modalità sincrona o la modalità asincrona; contemporaneamente, però, ha portato alla nascita di numerosi ambienti on-line di apprendimento che sostituissero l’ambiente tradizionale della classe. Acquisendo una maggiore familiarità con le modalità di didattica a distanza, si è avvertita sempre più la necessità di convogliare in un unico ambiente di apprendimento sia i corsi in aula che le metodologie di e-learning. Da questo processo di coesione è nato quello che viene definito comunemente blended learning; con il quale si indica, più frequentemente, la formazione mista in aula e a distanza. Alle volte il termine blended learning è usato anche per riferirsi all’uso di diversi media nell’ambito dell’e-learning, di diversi modelli didattici, di modalità sincrone e asincrone di studio. Combinando il modello di istruzione “face to face” con il modello di “istruzione mediata dal computer”, il blended learning è caratterizzato dagli elementi che distinguono i processi di comunicazione e di socializzazione che avvengono solitamente nelle distinte aree di apprendimento. Così facendo il blended learning si dimostra un ambiente di apprendimento certamente più complesso e completo del tradizionale metodo di didattica e del e-learning, perché permette all’allievo di giostrare il suo ruolo, all’interno dei processi di creazione e condivisione della conoscenza, passando ora da allievo, dopo da tutor di gruppo.

aprile 30, 2009 Posted by | modelli didattici | | Lascia un commento