Tutor Online: formazione, ricerca e condivisione

Riflessioni riguardo la scrittura in rete.


Da quando ho letto il libro “Tecnologia e costruzione di mondi. Post-costruttivismo, linguaggi e ambienti di apprendimento” (P. G. Rossi) c’è un aspetto che mi ha particolarmente colpito, e che ho ritrovato in alcuni articoli che ho segnalato: si tratta delle peculiari caratteristiche che la scrittura assume nella comunicazione in rete e di come essa stia modificando (se sta modificando) le nostre “tradizionali” modalità di pensare e scrivere.

C’è un elemento che sembra emergere nella società odierna: la fretta. Viviamo in un’epoca in cui si tende a voler avere tutto e subito, in cui le facilitazioni offerte dai sevizi stanno accorciando i tempi di attesa per ogni cosa, un tempo in cui le tecnologie si modificano in tempi assai brevi, si continuano a inventare “innovazioni” che costringono a continui aggiornamenti.

Sembra esserci una vera e propria ossessione per la fretta, che ritroviamo in tutti gli ambiti della vita sia privati che pubblici, dal lavoro alle comunicazioni, alle relazioni interpersonali,  quasi una rincorsa continua in cui non possiamo più prenderci un po’ di  tempo per fermarsi a pensare.

È vero che tutto si muove più velocemente, ma la velocità è cosa ben diversa dalla fretta: nel testo on line “L’umanità dell’Internet. Le vie della rete sono infinite” cap. 26) (http://gandalf.it/uman/26.htm) ho trovato una frase di Svetonio che riassume in due parole questo concetto, festina lente – affrettati piano. Per essere al passo coi repentini cambiamenti della società sono certamente necessarie una costante attenzione, velocità di reazione, flessibilità ed elasticità, capacità di adattamento alle novità e rapidità di apprendimento, ma è altrettanto indispensabile possedere pazienza, capacità di selezione, attenzione, e riflessione, e soprattutto capacità di attesa. Insomma un misto tra urgenza e pazienza.

Cosa c’entra la scrittura in rete con tutto ciò? Basta dare uno sguardo a come gli utenti della rete comunicano tra loro per rendersi conto di quanto la rapidità sta avvolgendo la nostra vita.

Il linguaggio della rete (specie tra i giovanissimi, anche se è sempre più diffuso) è un linguaggio improntato all’immediatezza, ad una sempre maggiore informalità, e sebbene la comunicazione on line si avvalga della lingua scritta essa sembra sempre più avvalersi dei caratteri dell’oralità.

Si ricerca una velocità di scambio, un botta e risposta per comunicare quanti più contenuti possibili in un tempo brevissimo, pertanto si ricercano espedienti nelle forme di scrittura che agevolino tale immediatezza. L’uso degli emoticons ne è un esempio: con 3 o 4 caratteri si possono esprimere un gran numero di emozioni; a questi si aggiungano gli acronimi, le frequenti abbreviazioni (“x” al posto di “per”, “cmq” e “qlcn” per dire comunque e qualcuno, “k” a sostituire “ch”), l’assenza di punteggiatura, l’omissione di congiuntivi e forme verbali lunghe e complesse, e tutta una serie di altri espedienti per rendere la lingua (e la comunicazione) più snella e immediata possibile. Chi di noi non si è mai trovato di fronte ad un messaggio del tipo “ciao!cm stai?tt ok? C ved stsr? T v 1kdb”…

Negli sms, ad esempio, ci troviamo costretti ad essere brevi e concisi, a dover trovare espedienti linguistici per condensare un contenuto in uno spazio assai ristretto.

I vantaggi offerti dalla rete ai fini di una comunicazione sempre più rapida, immediata e incurante delle barrire spazio temporali sono assolutamente ovvi e, in un certo senso, indiscutibili. ciò che mi fa riflette, però, è l’effetto che tutta questa velocità potrà avere sulle nostre modalità di pensiero. Tuttavia, mi trovo d’accordo con chi che teme che questa nuova tipologia di scrittura e comunicazione possa “inficiare” le nostre modalità di pensiero.  Il timore è che gli utenti si abituino ad “utilizzare le tecnologie come scappatoia per evitare il compito (assai più difficile e impegnativo) di offrire contenuti significativi e bene organizzati”.

Internet è essenzialmente grafica, immagini, colori, link, deve essere in primis accattivante a livello visivo. Oggi la comunicazione deve essere istantanea, la conoscenza può costruirsi e fruirsi con immediatezza e rapidità. Si parla di un’intelligenza simultanea che, sebbene abbia il pregio di saper saltare con rapidità da un contenuto all’altro, tuttavia spesso non scende nel profondo.

siamo stati abituati a ritenere che chi aveva troppa fretta correva il rischio di combinare dei pasticci. Oggi la fretta non si chiama più fretta ma velocità. […] di conseguenza abbiamo una produzione di messaggi poco strutturati, poco significativi, poco interessanti. La velocità della comunicazione telematica ci rende frettolosi, accelerati e, io credo, anche superficiali.

la conoscenza accelerata non e’ conoscenza. la conoscenza deve prendersi il suo tempo, specialmente se e’ conoscenza complicata”. (Simone, 2000; in “Tecnologia e costruzione di mondi”, P. G. Rossi).

Speriamo davvero che la rapidità non ci conduca alla sterilità..

maggio 5, 2012 Posted by | apprendimento, comunicazione, comunità, libri, riflessioni | , , , | 1 commento

Essere un buono studente on line…


Se è vero che l’affermazione dell’e-learning ha modificato radicalmente il ruolo del docente, la modalità di presentazione e fruizione dei contenuti didattici, determinando e accrescendo l’importanza della figura del tutor, alla fine del mio percorso di formazione (Tutor On line), sento di dovermi soffermare qualche istante sui significativi mutamenti del ruolo e delle funzioni dello studente, mutamenti che ho vissuto in prima persona, essendo il mio primo corso di formazione fruito interamente on line.

Intanto, la formazione on line richiede al corsista competenze aggiuntive e motivazioni particolari generalmente non richieste dalla formazione tradizionale; questo può talvolta rendere complesso l’approccio all’apprendimento. Tra le principali criticità che possono essere individuate, riporto quelle che ritengo più rilevanti e in parte vissute durante il percorso:

– difficoltà di conciliare i tempi necessari allo studio con gli impegni lavorativi e personali della vita quotidiana;

– problemi di interrelazione, derivanti dal fatto che un corso erogato interamente on line, priva completamente i corsisti del contatto diretto ed empatico con docenti e colleghi di corso;

– problemi connessi al mancato possesso di attrezzature informatiche adeguate o alla poca padronanza delle tecnologie informatiche e dei diversi strumenti di comunicazione in rete;

– problemi legati ad una progettazione inadeguata del corso o ad un inadeguato supporto fornito ai corsisti (non è stato il caso del corso che sto concludendo, nel quale mi sono sentita sempre guidata e sostenuta!).

Penso dunque che, prima di affrontare un percorso di formazione on line, ogni studente debba essere in grado di valutare serenamente e consapevolmente la propria propensione verso questa specifica modalità formativa, per non incorrere in frustrazioni, insoddisfazioni o, ancor peggio, nell’abbandono del percorso (il cosiddetto e-dropout). A tale scopo ritengo importantissimo che le istituzioni che erogano corsi in rete (alcune lo fanno già), prevedano anche dei test di autovalutazione, per permettere ai futuri corsisti di valutare, in pochi minuti, le proprie potenzialità e attitudini.

Un buono studente on line deve innanzitutto avere ben chiari i suoi obiettivi di apprendimento e un’adeguata forza di volontà per perseguirli; deve possedere una forte motivazione e un approccio positivo, attivo e propositivo nei confronti del corso e delle sue metodologie; deve avere una certa propensione a condividere con gli altri corsisti quanto conosciuto già o imparato strada facendo e deve essere capace di instaurare un rapporto di fiducia con docente e tutor, ai quali deve poter e saper rivolgersi in caso di difficoltà. In definitiva, uno studente che decide di intraprendere un corso in rete deve essere consapevole che si tratta di un’esperienza molto impegnativa e coinvolgente nella quale, aumentando l’entusiasmo con cui la si affronta, aumentano sicuramente i benefici che si possono ottenere.

Noemi Nespoli

maggio 3, 2012 Posted by | apprendimento, riflessioni | , , , , , , | 2 commenti

Il linguaggio della CMC


Il passaggio dalla tradizionale Formazione a Distanza a quella innovativa denominata On Line Education, vede l’evoluzione dell’uso del computer da strumento ausiliario per l’auto apprendimento personale a strumento collegato in rete che dialoga con altri sistemi recuperando, così, la dimensione sociale dell’apprendimento. Questa nuova dimensione viene anche denominata Computer Mediated Communication o CMC e rappresenta una nuova corrente di pensiero nel campo delle Tecnologie Didattiche e deve ad Internet gran parte della sua esistenza.

Gli aspetti che maggiormente caratterizzano la CMC nella sua valenza didattica, sono costituiti dalla nuova possibilità di “costruire” un percorso personale e significativo del proprio apprendimento attraverso la cooperazione in rete con molti altri utenti.

La On Line Education si identifica, così, come un ottimo veicolo per la costruzione dei concetti e per la collaborazione virtuale. L’apprendimento on-line collaborativo è l’aspetto più caratterizzante della Computer Mediated Communication; la quale, avendo come scopo l’e-learning collaborativo, necessita della presenza di tutor.

Numerosi sono gli studi di matrice antropologica effettuati su questo tipo di comunicazione; alcuni di essi sottolineano l’importanza di considerare il computer come un’estensione del proprio corpo e non come un mezzo estraneo a sé stessi. Gli psicologi cibernetici, infatti, considerano il medium (il computer) come un artefatto, cioè come un dispositivo di mediazione tra uomo ed ambiente. I cibernetici affermano che l’introduzione della CMC ha trasformato antropologiamente l’uomo;in un certo senso ne cambia il corredo biologico (Donna Haraway).

Così facendo il concetto di CMC diviene più naturale, nel senso che il tipo di comunicazione messa in atto nel web non è una comunicazione virtuale,caratterizzata dall’assenza di molti elementi che caratterizzano la comunicazione face to face, ma è reale ed è da considerarsi come una evoluzione del concetto tradizionale di interazione.

Accade, infatti, che anche nella CMC si istaurano processi di comunicazione che permettono agli interlocutori di capire chi è la persona con cui si sta interagendo e qual è il suo atteggiamento nei confronti della comunicazione. La CMC, in sostanza, ha prodotto una nuova e diverso comunicazione non verbale. Ciò è possibile grazie a all’uso di particolari elementi che caratterizzano la turnazione nelle interazioni CMC, come gli emoticons; cioè simpatiche faccine che permettono all’interlocutore di capire in quale direzione la comunicazione sta andando.

Studi di psicologia del linguaggio hanno individuato anche una sorta di grammatica del linguaggio on-line; il quale, così come quello tradizionale, necessità di un’arbitrarietà e condivisione da parte dei suoi fruitori.

Per maggiori informazioni suggerisco la lettura di Donna Haraway.

Ciò che ho scritto è una sintesi di una parte del corso di “Psicologia della Comunicazione” tenuto dalla prof. A. Pugliese presso l’Università degli Studi del Molise.

aprile 30, 2009 Posted by | Uncategorized | | Lascia un commento