Tutor Online: formazione, ricerca e condivisione

“Il tutor on line: percorsi di formazione e stili di azione”


Navigando nel web per reperire materiali aggiuntivi in merito ai diversi aspetti dell’articolata figura dell’e-tutor, ho notato un valido articolo. Oltre ad esplicitare le tre principali tipologie di e-tutor e a spiegare le problematiche connesse alla complessità del contesto della classe virtuale slegata da coordinate spazio-temporali e spesso eterogenea negli stili comunicativi, qui si danno indicazioni sui requisiti richiesti e indicazioni concrete  su percorsi di preparazione relativamente alla professione “e-tutor”.

L’articolo “Il tutor on line” è tratto da psico-pratika – Numero 5 – Anno 2003 ed è della Dott.ssa Anna Fata, psicologa, progettista FAD e redattrice on line.

Segnalo l’indirizzo per chi volesse leggere l’articolo e approfondire attraverso i link presenti.

http://www.humantrainer.com/articoli/fata_tutor_formazione_a_distanza.html

 

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maggio 5, 2012 Posted by | apprendimento, articoli, comunità, corsi, modelli didattici, periodici, riviste, strategie didattiche, tutor online, Uncategorized | , , , , , | Lascia un commento

La formazione del tutor online come richiamo alla professionalizzazione


Il corso di perfezionamento “Tutor on line” attivato dalle Università degli studi di Camerino, di Macerata e del Molise è giunto quasi alla sua conclusione e come studente mi trovo a riflettere sull’evoluzione del percorso formativo intrapreso. Rivedendo il percorso progettato, nella sua visione d’insieme, mi sono accorta che questo riprende in parte il principio dell’alternanza teoria-pratica-teoria tanto caro alla professionalizzazione (1).

Affinché si costruisca una professionalità occorre partire dai saperi teorici, cioè possedere dei saperi e conoscere gli strumenti essenziali del proprio mestiere. L’inizio del corso è stato fondamentale per esplorare l’ambiente OLAT, per approfondire le conoscenze degli strumenti che un tutor on line ha a disposizione nell’ambiente, per esaminare, mediante le letture di articoli (proposti dai docenti del corso o condivisi direttamente in diigo dai corsisti) sul ruolo di questa figura, sulle competenze che dovrebbe possedere, sulle problematiche che deve saper affrontare.

Dopo questo periodo di studio maggiormente teorico si è passati alla pratica: si è progettato un intero corso on line seguito dalla simulazione del percorso costruito insieme durante la quale alcuni studenti hanno avuto i ruoli da tutor e docente. Durante questa fase ho svolto il ruolo di tutor (per circa 10 giorni) e l’attività è risultata abbastanza impegnativa ma mi ha permesso di simulare, in sicurezza, il ruolo di e-tutor: ho dovuto trasformare i miei saperi teorici in saperi pratici, anche se alcune volte la realtà che avevo di fronte si è mostrata più complessa e imprevedibile rispetto a ciò che avevo studiato.  La figura del tutor deve da un lato collaborare con il docente del corso e dall’altro monitorare il percorso personale di ogni corsista. Il tutor deve instaurare un rapporto collaborativo e in accordo con il docente in modo da rendere più chiaro possibile il percorso, deve accordarsi con lui sulle modalità di svolgimento delle attività, deve informarlo delle problematiche dei corsisti in modo che ognuno abbia la possibilità di portare a termine con successo il percorso. Dall’altra parte il tutor è il punto di riferimento per i corsisti, rappresenta la figura centrale in un corso di FaD, “sono i tutor che fanno la qualità dell’e-learning creando la ‘vicinanza psicologica’, l’interattività in presenza e a distanza che permette di far percepire l’apprendimento come un’esperienza fondamentalmente sociale” (2). Devono saper gestire il corso, controllare che ogni corsista abbia preso parte alle attività proposte, risolvere i problemi che possono crearsi, sia a livello organizzativo che tecnico,… “Ecco allora la necessità, da parte del tutor di rete che gestisce e organizza la comunicazione, di riuscire a monitorare ciò che accade, indagando sia gli aspetti più propriamente quantitativi che quelli più specificatamente qualitativi, al fine di orientare il gruppo verso una identità che permetta di favorire la piena collaborazione e cooperazione. Se per i primi sarà indispensabile conoscere la frequenza con cui gli appartenenti alla comunità si scambiano i messaggi, il numero dei messaggi per ciascun thread di discussione, lo scarto tra chi interviene di più e chi rimane ai margini, per gli aspetti qualitativi sarà fondamentale verificare la coerenza dei contenuti con il compito assegnato, distinguendo gli aspetti teorici, quelli tecnici, le richieste di aiuto e collaborazione, la capacità di innescare reazioni e discussioni” (3).

Infine, dopo la parte pratica si è ritornati alla “teoria”, sempre in riferimento al ciclo teoria-pratica-teoria. L’esperienza di per sé non è sufficiente ma subentra il paradigma del professionista riflessivo che deve rendere conto di come ha agito e rielaborare la propria azione. Attraverso il processo riflessivo si prende le distanze dalla propria esperienza per estrarre un modello; si riflette per comprendere come si è operato, quali strategie sono state utilizzate, quali problematiche si sono incontrate. Nel percorso di formazione la fase finale sta prevedendo la riflessione su quanto è stato fatto durante la simulazione: si analizzano gli errori commessi come tutor o docenti, le problematiche incontrate, cosa migliorare,… E nel ruolo di studenti abbiamo osservato da vicino come opera un tutor, abbiamo avuto la possibilità di discutere insieme ai colleghi su cosa magari non ci è piaciuto di un determinato comportamento e, implicitamente, abbiamo riflettuto su cosa sarebbe meglio fare o non fare nel ruolo di e-tutor.

L’e-tutor risulta una figura poliedrica, con una grande competenza progettuale, tecnica, strategica, fenomenologia, comunicativo-relazionale…. Poi a seconda delle esigenze ci sono diverse tipologie di tutor:  il “tutor/istruttore ‘fa lezione’ a distanza sfruttando l’infrastruttura della rete come mezzo di erogazione e distribuzione di contenuti” (4); l’“e-teacher: corrisponde al tutor disciplinare, persona esperta sui contenuti che si fa carico del training del soggetto che apprende”; oppure l’e-moderator: è il tutor di sistema, responsabile delle dinamiche internazionali, della facilitazione, del monitoraggio delle attività in funzione della valutazione” (5).

Credo che ogni situazione richieda un ruolo differente al tutor, è importante però che sappia svolgere il ruolo giusto al momento adatto: a volte deve essere moderatore, altre maggiormente istruttore, a seconda di come richieda il contesto. Il professionista, quindi, possiede e si costruisce dei repertori d’azione e deve essere in grado di recuperarli e costruire altre combinazioni pertinenti a seconda di ciò che richiede il contesto.

(1) Altet M. (2003), La ricerca sulle pratiche d’insegnamento in Francia, Editrice La scuola, Brescia.

(2) Cfr. A. Calvani, Intervista a cura di S. Panzavolta (Indire) al Convegno E-learning, apprendimento, società della conoscenza, Firenze, 5 settembre 2003:  http://www.indire.it/content/index.php?action=read&id=242.

(3) Calvani A. e Rotta M. (1999), Comunicazione e apprendimento in Internet, Erickson, Trento.

(4) Cfr. M. Rotta, Il tutor on line: tipologie, “Form@re – Newsletter per la formazione in rete”, n. 8, Febbraio 2002: in http://formare.erickson.it/archivio/febbraio/tipologie.html.

(5) Livia Petti, E-tutor: una figura strategica per l’e-learning; in: http://www.liviapetti.net/LiviaPetti_IIpaper.pdf.

aprile 22, 2012 Posted by | tutor online | , , , , , , | 2 commenti

Il Corso Tutor Online dell’Università di Macerata come esempio di supporto effettivo allo sviluppo delle competenze nella formazione professionale.


In questo articolo vorrei aprire una riflessione sullo sviluppo delle competenze alla luce dell’esperienza come fruitrice del Corso di Perfezionamento “Tutor online” organizzato dall’Università di Macerata.

Dagli anni ’70 ad oggi il discorso sulle competenze si è fatto molto più complesso ed articolato: se  allora la competenza era collegata alla definizione di una performance corrispondente a delle altrettanto definite abilità, ed era considerata valutabile e quindi monitorabile con la pratica del testing, ora – anche se non si è ancora raggiunta una definizione univoca di tale concetto – i più sono concordi nel riconoscervi una natura complessa che conduce ad un’orchestrazione di schemi  e che deve tener conto di disposizioni interne, risorse esterne, momenti decisionali e scelte personali.

Rey[1] evidenzia la strettissima connessione fra la competenza e la riflessione: l’unica

possibilità di trasferimento o di trasversalità […] attiene al fatto che il soggetto prenda coscienza delle sue pratiche e delle similitudini tra le situazioni.

L’intenzionalità del soggetto che si trova impegnato in situazioni complesse in cui deve prendere decisioni, è secondo Rey, l’unico aspetto effettivamente trasversale che può essere preso in considerazione nell’ottica sia formativa che valutativa.

Perrenoud[2], con la metafora dell’incontro, sostiene che la competenza si manifesta nella relazione complessa di due sistemi, quello del soggetto e quello del contesto. L’autore introduce il concetto di mobilitazione come insieme di operazioni mentali complesse che si differenziano dall’applicazione e che hanno un effetto trasformativo sulle conoscenze. Queste ultime infatti devono essere di volta in volta adattate, differenziate, generalizzate, coordinate ed orchestrate.

Emergono dunque degli aspetti fondamentali della competenza: la complessità, l’esprimersi all’interno dell’evento e la riflessione come suo presupposto e come suo rilancio.

Come utente posso affermare che il percorso di apprendimento a cui ho partecipato ha coerentemente puntato allo sviluppo di tutti questi aspetti dedicando spazi alla riflessione, alla consapevolezza, alla partecipazione ed al confronto attraverso attività collaborative, coinvolgendo gli studenti nella loro totalità di persone, portatrici di soggettualità definite e multiformi fin dalle prime fasi di “Accoglienza” .

La proposta formativa dunque non solo è andata al di là di quelle iniziative sviluppate secondo una modalità prescrittiva che non favorisce l’atteggiamento di ricerca e di problematizzazione, rivolte esclusivamente all’efficacia dei risultati, ma ha anche pensato e puntato alla costruzione effettiva delle competenze e alla relativa riflessione, abbracciandone la complessità che ho appena accennato. Non ha pertanto demandato totalmente lo sviluppo della competenza dei corsisti all’opportunità di una futura – più o meno probabile – esperienza nel ruolo di tutor ed ha cercato invece di fornire a tutti i partecipanti quei presupposti per l’inizio immediato della strutturazione della professionalità che ha dichiarato voler formare.

Durante il cammino infatti i fruitori sono stati supportati nella costruzione un modus operandi utile per divenire figure competenti: attraverso l’esperienza diretta predisposta a fianco di ottimi strumenti di riflessione sulla stessa, alcuni dei quali – come questo Blog – rimarranno a disposizione anche al termine del corso, coerentemente con l’idea di formazione permanente connessa con quella di professionalità nell’età della conoscenza.

Secondo Wiggins[3] la modellizzazione, alla base dello sviluppo della competenza, può esser sviluppata attraverso dei compiti che egli definisce “autentici”, e trovo che la simulazione in primo luogo, la costruzione di un corso in seconda istanza,  ma anche la scelta delle produzioni di artefatti concettuali attraverso le wiki rispondano efficacemente a questa proposta dimostrando di possedere le caratteristiche dei compiti autentici, che infatti – secondo l’autore – devono essere rilevanti nel mondo reale, devono racchiudere problemi poco strutturati, devono essere complessi e prolungarsi nel tempo, devono attivare processi di selezione ed organizzazione, ed essere difficilmente portati avanti da un solo studente, devono poter far riflettere sull’efficacia dei percorsi scelti e  coinvolgere conoscenze pluridisciplinari nella produzione di artefatti cognitivi o materiali che dimostrino anche la coerenza fra gi obiettivi finali e le risposte finali.

Ciò che mi ha colpito di più, che ho trovato innovativo rispetto a molte altre offerte formative, è stato il tentativo di puntare sull’esperienza reale delle situazioni di tutoring attraverso la simulazione del tutoraggio che è stata presente durante la maggior parte dello svolgimento del corso e che ha coinvolto  a rotazione tutti i corsisti.

La scelta della simulazione è inoltre stata assolutamente coerente rispetto alla consapevolezza che la dimensione della competenza è proprio l’evento, unica realtà spazio-temporale dove le competenze prendono forma quasi tangibile, pur nella loro sfumata definizione. Infatti per alcune dimensioni professionali, come quella del tutor, le competenze assumono una natura strettamente contestuale, tanto che per Rey ha senso parlare di competenze esclusivamente in situazione.

Se la conseguenza problematica della natura contestuale della competenza è che nelle pratiche riflessive si crei un’ineliminabile frattura fra l’esperienza, dove risiede la competenza, e la narrazione (si crea infatti un ambiente di parole che vogliono raccontare e spiegare un ambiente di cose e che rendono lineare[4] una realtà che invece è complessa), questa osservazione costituisce un altro elemento a supporto della bontà del corso di formazione proposto, sviluppato non solo sulla riflessione sulle esperienze personali, ma anche sulla condivisione di attività su cui fondare il confronto, che hanno riguardato l’utilizzo di vari tool per l’apprendimento e la costruzione di conoscenza – all’apice delle quali credo possa essere posta appunto la simulazione, attività ed insieme strategia didattica del percorso.

Secondo Damiano[5] nello sviluppo della competenza la consapevolezza dell’interpretazione ha un ruolo fondamentale dal momento che nel tradurre un evento, nel raccontarlo, avviene una selezione da parte del soggetto che racconta: l’affrontare questo ostacolo ed il divenire consapevoli di questo limite si è tradotto nella partecipazione ai forum, presenti per tutta la durata del percorso, che hanno sviluppato la riflessione ed il confronto di più prospettive sui materiali predisposti per l’approfondimento e sulle dinamiche di apprendimento in rete, sviluppate attraverso strumenti di costruzione collaborativa della conoscenza come le wiki, che sono state condivise e sperimentate insieme agli altri corsisti.

Pellerey[6] ricorda l’importanza della capacità del professionista di comunicare agli altri la propria competenza giustificando le proprie scelte alla luce di una coerenza interna e dei modelli di riferimento, permettendo ai chi voglia monitorarne le dinamiche di sviluppo, di sostenere un’indagine fondata sulla coerenza rispetto ai processi, i quali quindi dovrebbero essere necessariamente esplicitati: questa opzione è stata assolutamente colta dai progettisti del corso attraverso la predisposizione di attività e consegne pensate appunto per sviluppare la consapevolezza del futuro tutor rispetto alle sue azioni, rispetto alle sue posizioni e rispetto alle sue scelte.

Per comprendere meglio questo aspetto e collocarlo attraverso esempi pratici del contesto-corso è utile prendere a riferimento la proposta di Pellerey[7] : la raccolta di informazioni di diversa natura che possano indicare la presenza di una competenza. Queste sarebbero collezionate grazie ad un approccio che coinvolga tre prospettive: una di tipo intersoggettivo che si svolga attraverso l’osservazione sistematica; una di tipo soggettivo, che si svolga attraverso l’autovalutazione utilizzando strumenti come l’autobiografia e la narrazione; ed una di tipo oggettivo che si fondi invece sulla rilevazione, misurazione, analisi ed interpretazione di risultati.

Riportando queste considerazioni all’interno del corso predisposto, vedremo che nessun aspetto è trascurato: per la prima dimensione è possibile rifarsi, anche se in modo probabilmente meno strutturato rispetto a quello pensato dall’autore, a ciò che si è ricreato fin dai primi forum, e che ha rappresentato il momento più fecondo nel forum “Riflettere” in cui gli studenti quasi quotidianamente si sono confrontati sulle reciproche sperimentazioni dei corsi costruiti dagli altri, ed insieme si sono ritrovati a leggere e riflettere sulle considerazioni degli altri corsisti a proposito delle sperimentazioni dei corsi che essi stessi avevano costruito.

Se poi è nella dimensione dell’autovalutazione che il soggetto è chiamato ad esplicitare la percezione che ha di sé e delle proprie capacità, le sue motivazioni ed  significati con i quali riveste le proprie azioni,  il corso online ha predisposto uno spazio specifico per strutturare questa attività, senza dubbio agevolata dalla riflessione in forum e  dalla presenza di validi documenti di riferimento che hanno permesso la costruzione di un modello di tutor competente a cui far riferimento durante l’elaborazione delle proprie scritture: ossia le quattro “Proiezioni” alla fine di ogni Modulo e al termine del corso.

La terza dimensione si focalizza in una valutazione oggettiva, valida ed attendibile delle performances definite adeguate o meno attraverso criteri predefiniti: questa sarà definita da docenti e tutor, anche attraverso il tracciamento delle attività permesso dalla piattaforma OLAT.

Concluderei ricordando che Magnoler[8] evidenzia come la formazione degli adulti si snodi in un percorso a due traiettorie: una che batte il terreno dei percorsi riflessivi, l’altra che invece si concentra sulle conoscenze relative alla professione e alle sue pratiche. La formazione insomma è sempre più un percorso che il professionista svolge in modo auto diretto, nel quale punta a costruire competenze attraverso la riflessione in contesto e la valorizzazione dei compiti. Questa visione di formazione si fonda sul potenziamento dell’autonomia, sulla libertà di scelta e sulla responsabilità individuale e collettiva, nell’esaltazione della persona umana.

La riflessione sull’esperienza, come scrive Magnoler, non è tuttavia naturale: è necessario quindi disporre di tempi e di luoghi specifici in cui il soggetto possa ripercorrere le proprie azioni ed analizzare le proprie scelte. Durante il corso, come è stato sopra esplicitato, degli artefatti adatti a questo specifico scopo si sono dimostrati sia le proiezioni che i forum … ma questo luogo, questo tempo potrebbe anche essere riconosciuto dai corsisti in questo stesso Blog identificato come strumento utile in termini di prospettive future,   un ambiente dove alcuni presupposti della competenza si possono mantenere vivi anche dopo il termine del corso: la riflessione, il confronto e l’aggiornamento sulle conoscenze, la narrazione, la spiegazione delle proprie scelte quali pilastri su cui fondare la propria competenza di tutor. Anche l’opportunità lavorativa – auguro a tutti – farà la sua parte.


[1] B. REY, Ripensare le competenze trasversali. Prefazione di Pier Giovanni Bresciani; traduzione, intervista e appendice bibliografica a cura di Roberto Frega, Milano, F. Angeli, 2003.

[2] P.PERRENOUD, Dieci nuove competenze per insegnare: invito al viaggio, Roma,  Anicia, 2010.

[3] G. WIGGINS, Educative Assessment. Designing assessment to inform and improve student performance, San Francisco 1993.

[4] A proposito della linearità semplificante della scrittura in contrapposizione alla simultaneità degli avvenimenti nella realtà vedere anche  R.SIMONE, La Terza Fase. Forme di sapere che stiamo perdendo, Bari, Editori Laterza, 2000.

[5] E. DAMIANO, Il sapere dell’insegnare, Milano, Franco Angeli, 2007.  .

[6] M. PELLEREY, Il questionario di percezione delle proprie competenze e convinzioni, Roma, Edizioni Lavoro, 2001.

[7] M. PELLEREY, Le competenze individuali e il portfolio, Milano, La Nuova Italia, 2004.

[8] P. MAGNOLER, L’insegnante professionista. Dispositivi per la formazione, Macerata, Eum, 2008.

aprile 11, 2012 Posted by | apprendimento, articoli, riflessioni, strategie didattiche, tutor online | , , , , , | Lascia un commento

DidattiCloud: il futuro della didattica è già qui..


Dal sito di Impara digitale  sono venuta a conoscenza di un interessante convegno.

Cito di seguito il programma dell’evento.

La conferenza si terrà a Milano in data 20 Marzo alle ore 9. Ad aprire i lavori sarà Derrick De Kerckhove Direttore dell’Istituto Mac Luhan, a seguire Stefano Quintarelli, presidente di ImparaDigitale, presenterà il Centro Ricerche

Al convegno potrà raccontare la propria esperienza chiunque abbia svolto un progetto innovativo di didattica utilizzando le tecnologie.


Nel sito è riportato che: La giornata è riconosciuta come attività di formazione, valida come aggiornamento e con diritto all´esonero dal servizio (art. 64 CCNL 29/11/07 ).

La sede dell’evento sarà presso la Fast, p.le R. Morandi 2, Milano (da p.za Cavour via del Vecchio Politecnico).
Per prendere parte all’evento è necessario iscriversi, ma del tutto gratuitamente. E’ possibile iscriversi compilando il modulo online sia per intervenire sia per prendere parte  come pubblico, a cui è possibile accedere tramite il link sottostante.
vai al modulo di iscrizione

febbraio 23, 2012 Posted by | convegni | , , , , | Lascia un commento

ADI: seminario internazionale


ADI (Associazione Docenti Italiani) promuove il seminario internazionale “Il dito e la luna. Puntiamo lo sguardo sulle competenze: nuovi tempi, spazi e modi di fare scuola” che avrà luogo a Bologna il 25 e il 26 febbraio 2011 nella sala della biblioteca di S. Domenico (piazza S. Domenico 13, Bologna).

Come si legge nel sito del seminario:

Le competenze hanno messo contemporaneamente in crisi la rigida suddivisione delle discipline, l’uniforme scansione degli orari scolastici, gli spazi e i luoghi dove avviene l’apprendimento. Il seminario vuole aiutarci a “sollevare il velo” e scoprire il vero volto delle competenze, capire cioè quali siano le condizioni necessarie e indispensabili per sviluppare una didattica che porti tutti gli alunni a padroneggiare le competenze, ai vari livelli di scolarità.

 Ci saranno tre sessioni:

  1. Nuovi modi di insegnare nuovi tempi per imparare, coordinata da Norberto Bottani;
  2. Nuove “architetture” per apprendere, coordinata da Paolo Ferri;
  3. Italia: nuovi scenari per apprendere competenze nelle scuole autonome, coordinata da Maria Teresa Siniscalco.

La partecipazione è libera ma l’iscrizione è obbligatoria.

Visitare il sito web per maggiori informazioni e scaricare la brochure con il programma del convegno.

 

febbraio 5, 2011 Posted by | seminari | , , | Lascia un commento

COMPETENZA FENOMENOLOGICA DELL’E-TUTOR


Al termine del corso di perfezionamento per diventare tutor on line mi trovo a ripensare criticamente alle caratteristiche che il tutor dovrebbe possedere.

Come pure molti hanno sottolineato in altri luoghi di questo blog, quello del tutor è un ruolo molto complesso che si avvicina a quello del docente eppure se ne distingue sotto vari punti di vista. Il profilo del tutor racchiude in sé molteplici aspetti (istruttore, facilitatore, moderatore/animatore) ed interviene su vari piani: manageriale, pedagogico, sociale, tecnico. Il tutor non solo dovrebbe essere un profondo conoscitore delle nuove tecnologie e dei linguaggi multimediali, ma anche un esperto di dinamiche psicologiche, sociali e relazionali, con una buona disponibilità al dialogo, all’ascolto e al confronto e, al contempo, competente in ambito progettuale ed organizzativo.

Tuttavia, tra le competenze che il tutor dovrebbe maturare, quella che mi ha da subito affascinato e che ancora continua a suscitare la mia curiosità è quella definita “fenomenologica”[1] nell’articolo di P. Magnoler, ovvero quella del saper “essere in rete”, competenza che chiama in causa ascolto empatico, lettura attenta di ciascun messaggio inteso come parte di un sistema, analisi della situazione per cogliere come si stanno sviluppando sentimenti, relazioni, contrasti.

L’agire del tutor dovrebbe allora caratterizzarsi sempre come attento, vigile, di supporto senza essere ingombrante, un agire adeguato a rendere “umano” un ambiente come quello on line.

Un compito estremamente difficile quello del tutor, mi sembra: il saper leggere tra le righe dei messaggi scritti da estranei, senza il supporto del non verbale, cercando di cogliere anche ciò che non viene esplicitato, cercando di interpretare anche i silenzi, in un equilibrio sottile tra sollecitudine e presenza, attenzione e sensibilità, fermezza e flessibilità, comunicazione efficace e scelta oculata di parole per comprendere, sostenere ed incoraggiare, ma anche riprendere se necessario. La semplice presenza costante nell’ambiente (che di per sé richiede comunque molto impegno) non basta: è la qualità di questo “esserci” che fa la differenza. Nei mesi di questo corso non solo mi sono sorpresa della celerità delle risposte da parte della tutor, ma della gentilezza in ogni caso, dell’equilibrio sempre e comunque. Del modelling che ci è stato offerto ho ammirato l’autocontrollo anche in momenti di tensione e di conflitto, la pazienza e la moderazione. La domanda è: riuscirò a fare altrettanto?


[1] P. Magnoler, Cooperazione e apprendimento in rete

maggio 7, 2010 Posted by | tutor online, Uncategorized | , , , | Lascia un commento

Il tutor come animatore


La lettura dell’esperienza di una mia collega mi ha fatto riflettere maggiormente su un altro ruolo che il tutor si trova a ricoprire, il ruolo di animatore. Questo compito, spesso trascurato, deve essere eseguito con molta attenzione altrimenti i corsi correrebbero il rischio di divenire solo una semplice distribuzione di contenuti didattici da leggere e la messa in atto di meccaniche esercitazioni collettive. La situazione prospettata, specialmente nella prima parte del corso dove è normale lo smarrimento, potrebbe incidere negativamente sul corsista, finendo così per demotivarlo. Al contrario, il tutor deve coinvolgere il discente fin da subito, farlo sentire parte di un gruppo, di un progetto da condividere. Egli deve creare uno rapporto di fiducia con i corsisti e agevolare il contatto tra i medesimi. Il tutor deve presentarsi ai corsisti e chiedere loro di fare lo stesso. Solitamente questa attività avviene attraverso uno strumento asincrono, il forum, che viene preferito alla chat perché garantisce la rilettura dei commenti da parte di tutta la comunità e la formulazione di una replica che non deve essere per forza tempestiva. In questo modo il gruppo di discenti inizia a conoscersi e a condividere l’esperienza del corso. E’ interessante sottolineare che il tutor possiede già le informazioni di base sugli allievi, ma le dichiarazioni spontanee dei discenti potranno costituire nuovi elementi per comprendere meglio il profilo di ciascuno di loro e ciò che li ha spinti a partecipare. La fase di approccio si rivela pertanto utile perché consente ai corsisti di prendere confidenza con il tutor e con l’ambiente virtuale nel quale dovranno poi svolgere il corso. In un secondo momento i corsisti avranno la possibilità di utilizzare la chat, strumento decisamente più coinvolgente e confidenziale del forum, per dibattere sugli aspetti legati al corso o solo per colloquiare liberamente. In definitiva il forum e la chat, se usati con criterio, possono contribuire a ridurre la distanza iniziale tra i compagni di corso e lo stesso il tutor. Ovviamente il tutor deve essere disponibile ad aiutare i discenti alle prese con problemi tecnici all’interno della piattaforma o con scarso grado di alfabetizzazione informatica. Per la buona riuscita di un corso potrebbe rivelarsi importante verificare il livello d’informatizzazione degli studenti. In molti casi l’allievo con poca dimestichezza finirebbe per deprimersi e abbandonare mestamente il corso. Il tutor, dopo aver fatto le verifiche del caso, potrebbe far svolgere qualche lezione propedeutica per permettere a tutti gli allievi di padroneggiare gli strumenti a disposizione. Le attività elencate finora, infatti, rendono i corsisti partecipi, i quali non si sentono più abbandonati al loro destino ma fanno parte di un gruppo che condivide un iter comune e obiettivi affini. La fase dell’accoglienza e della conoscenza non possono essere sminuite perché sono la premessa per una buona coesione di gruppo. Le successive fasi di un corso, come la condivisione della conoscenza e la progettazione, non potranno che trarre giovamento da una buona amalgama di base.

febbraio 20, 2010 Posted by | comunicazione, strategie didattiche | , , , | 1 commento

Importanza delle interfacce


Le interfacce ad esempio sono state caratterizzate per molto tempo da una modalità di tipo puramente testuale, da linguaggi con sintassi rigide, da elementi di natura tecnica spesso ostici per molti utenti. Gradatamente si è passati alle più moderne interfacce basate su finestre, menù a tendina ed icone evocative ed oggi esse si possono finalmente definire multimediali: l’utente non deve più conoscere linguaggi di comando troppo elaborati e le funzionalità di una applicazione diventano facilmente accessibili anche a chi non ha competenze tecniche. Ciò sta portando le interazioni con il computer ad essere sempre più naturali ed amichevoli. Di conseguenza anche il ruolo delle interfacce nelle applicazioni didattiche si è modificato. Inizialmente si riteneva che l’interfaccia fosse slegata dai contenuti, doveva solo evitare la formazione di barriere psicologiche e costituire un utile fattore di motivazione. Oggi la funzione che viene attribuita all’interfaccia è sicuramente più attiva: essa deve partecipare al processo di apprendimento suggerendo, ad esempio, la struttura del sapere in campi ancora sconosciuti per l’allievo, o facilitando la risoluzione di problemi, o ancora, usando il movimento e l’animazione per rappresentare cambiamenti di stato. L’interfaccia in un ambiente didattico interattivo non può quindi più essere indipendente dai contenuti, ma ne deve ricalcare la struttura e i processi diventando così elemento centrale della progettazione didattica.

febbraio 15, 2010 Posted by | riflessioni, strategie didattiche, strumenti didattici, tutorial, Uncategorized | , , , , , , | Lascia un commento

Il tutor nell’e-learning: profilo, funzioni e competenze


Interessante osservazione sull’ipertrofia dei ruoli.

dicembre 12, 2009 Posted by | presentazione | , , , , , | Lascia un commento

Competenze liquide per il complex tutor


Complex TutorAccattivante il titolo dell’intervento di Eleonora Guglielman e Laura Vettraino presentato al Dulp Camp all’interno dell’evento DULP 09.

Vengono delineate le macroaree di competenza del “complex” tutor ossia di colui che dovrà svolgere il proprio ruolo di facilitatore in un ambiente complesso sia in virtù dei luoghi dell’interazione che delle modalità.

Sicuramente stimolanti gli inputs forniti dalle relatrici che in qualche modo si connettono alle questioni aperte da Rotta e dall’avvento dell’era web 2.0.

Il discorso può estendersi e dare vita a nuovi framework di riferimento per il tutor e per le diverse figure che lo accompagnano. Sarebbe interessante condividere qui qualche suggestione ed esperienza diretta dei nostri lettori e collaboratori.

Le slide della presentazione così come la registrazione audio sono disponibili nel sito Learning Community.

ottobre 7, 2009 Posted by | convegni | , , , , , | Lascia un commento